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	<title>Consultancy and Design Archivi - Techniconsult</title>
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	<description>Un unico partner nel settore Life Sciences</description>
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	<title>Consultancy and Design Archivi - Techniconsult</title>
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	<item>
		<title>Blueprint design  progettare e organizzare</title>
		<link>https://tcfirenze.com/blueprint-design-progettare-e-organizzare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluigi Pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 10:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consultancy and Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sin dall’antichità si è ricorso ai “codici” per progettare, organizzare e comunicare informazioni. Il progetto è un processo che produce nuovo valore direttamente o indirettamente e ha da sempre avuto lo scopo…</p>
<p>L'articolo <a href="https://tcfirenze.com/blueprint-design-progettare-e-organizzare/">Blueprint design  progettare e organizzare</a> proviene da <a href="https://tcfirenze.com">Techniconsult</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Progettare e organizzare le informazioni</h3>
<p>Sin dall’antichità si è ricorso ai “codici” per progettare, organizzare e comunicare informazioni. Il progetto è un processo che produce nuovo valore direttamente o indirettamente e ha da sempre avuto lo scopo di dare forma alle idee della committenza.</p>
<h3>Il problema</h3>
<p>Nelle esperienze di un qualsiasi progettista chiamato a sviluppare le iniziative del proprio committente, quest’ultimo non sempre è in grado di comunicare efficacemente ed in maniera ordinata le proprie esigenze e il progettista, di conseguenza, è impossibilitato ad iniziare il processo con solide basi (vedrà il proprio tempo sprecato nella ricerca del problema invece che in quello delle soluzioni).<br />
I progettisti sono chiamati a fornire soluzioni, sempre e comunque.<br />
Troppo spesso le fasi di progettazione e organizzazione delle informazioni hanno dei grossi cali di rendimento se non fasi di stallo vero e proprio a causa di mancanza di informazioni o informazioni mal organizzate. Per fare un parallelo con una partita di calcio, si stima che il tempo di gioco effettivo è di circa 60 minuti su 90.<br />
Parallelamente è quindi plausibile affermare che l’avanzamento effettivo copra solo il 60/70% del tempo effettivamente speso (nei casi migliori).<br />
In aggiunta, quando l’avanzamento è lento non perché è ben organizzato e scandito bensì perché c’è la continua rincorsa alla ricerca/conferma delle informazioni, la squadra ne risente e di conseguenza non solo il progetto comincia a ritardare ma si abbassa anche drasticamente la qualità di quanto fatto.<br />
Come è possibile rendere il calcio d’inizio tra le squadre di progettazione e committenza più semplice, efficace e chiaro?</p>
<h3>La soluzione</h3>
<p>L’idea di base è quella di rompere la catena che lega progettisti e clienti solo nei momenti in cui si deve dare valore ad un’idea e invece legarli in una fase precedente, scrivendo il “codice” che possa gettare le fondamenta per tutti gli sviluppi futuri:<br />
il BLUEPRINT DESIGN.</p>
<h3>Cosa è il Bluprint Design?</h3>
<p>Il Blueprint può essere immaginato come il gemello digitale di un progetto fittizio che ha lo scopo di condensare in un solo luogo digitale tutte le informazioni necessarie all’avvio del processo progettuale.<br />
Esso può essere sviluppato e condiviso in più fasi, a seconda del dettaglio richiesto e può essere aggiornato all’occorrenza ed in tempo reale.</p>
<h3>In altre parole</h3>
<p>In altre parole, esso non è altro che un progetto senza “pianura”, senza un indirizzo e senza un preciso scopo.<br />
È necessario comprendere come ogni progetto di un determinato settore (ad esempio il comparto dell’industria farmaceutica) sia sempre caratterizzato da un’altissima percentuale di concetti di base, materiali, reparti e impianti sovrapponibili tra i diversi specifici progetti.<br />
Attenzione però, non deve confondersi con la standardizzazione industriale: si parla di modelli di processo e non di prodotto.</p>
<h3>Blueprint e BIM</h3>
<p>Il Blueprint può essere affrontato con svariati metodi, poiché è il principio che vale non lo strumento. Noi lo sviluppiamo con un altro strumento che intrinsecamente standardizza i processi: il BIM.<br />
Attraverso un processo BIM, è possibile raccogliere e organizzare tutte le informazioni utili a definire le basi di tutti i futuri e “reali” progetti. Si possono implementare informazioni geometriche, le specifiche tecniche, i materiali, i requisiti principali oltre a documentazione di ogni tipo.<br />
Questo sarà un vero e proprio progetto, definendo la sagoma più consona dell’edificio, le dimensioni, le altezze, i carichi, il tipo di facciata, il tipo di struttura, il layout interno, i rapporti tra le aree, i flussi, le classi, le zone compartimentate, i locali tecnici, gli uffici etc.<br />
All’involucro esterno e al layout interno architettonico vanno poi aggiunti tutti i servizi impiantistici (canali dell’aria, impianti elettrici e speciali, impianti dell’acqua, gas tecnici etc.).<br />
Tutto deve essere informato (non esclusivamente a livello geometrico) in maniera tale che il modello (inteso come contenitore di informazioni organizzate e chiare) possa essere consultabile e possa informare il progettista di ogni disciplina rispetto alle specifiche, ai requisiti, alle tipologie di elementi o anche solo alle preferenze del cliente.<br />
Prendiamo ad esempio una linea di tubazione: ogni elemento modellato può essere informato rispetto al nome del sistema, al tipo di materiale e isolamento per quel tipo di sistema fino ad arrivare alla definizione dei TAG specifici di progetto.</p>
<h3>Punto di forza</h3>
<p>Questa “simil – progetto” è scalabile e riproducibile: possono essere realizzati anche Blueprint specifici per reparti dedicati, ad esempio i laboratori di controllo qualità e/o microbiologici.<br />
All’interno del contenitore master, come una matriosca, possono essere sviluppati degli “spin off” dedicati: per un laboratorio, ad esempio, è possibile specificare a seconda delle utenze quali caratteristiche e optional deve essere attrezzato un bancone, quali sono gli strumenti sempre utilizzati, come devono essere organizzati i layout delle apparecchiature rispetto ai banchi tecnici.<br />
Inoltre, le apparecchiature di laboratorio possono contenere informazioni in merito agli ingombri, le schede tecniche e i posizionamenti rispetto ai locali, i consumi etc.</p>
<h3>Vantaggi</h3>
<p>Il progettista architettonico potrà comprendere rapidamente quale siano le preferenze di finitura dei pavimenti nelle diverse aree di reparto, oppure come dovranno essere realizzate le finiture nelle camere bianche; ancora potrà trovare indicazioni sui tipi di arredo o sui tipi di porta e le dimensioni di queste a seconda del reparto e ancora sulle larghezze e dimensioni delle stanze ma soprattutto dei corridoi.<br />
Il progettista d’impianti, come già anticipato, troverà le indicazioni di correlazione tra sistemi e tipo di materiale e isolamento ma anche le logiche di space management degli impianti oltre che ad eventuali schede tecniche o tipo di accessoristica.<br />
Il modello sarà già informato secondo codifiche prestabilite, così da contenere la nomenclatura standard del cliente.<br />
Avendo già a disposizione quindi una base in accordo alla codifica del cliente, qualsiasi operazione di estrazione di informazioni potrà essere fatta rapidamente, riducendone i casi di errore (un esempio potrebbe essere l’estrazione delle quantità ed i relativi costi, che in molti casi, per il cliente, sono correlati a voci di spesa specifiche).</p>
<h3>Potenzialità</h3>
<p>Potenzialmente può contenere informazioni di tutti i tipi, dalle fasi di progettazione fino a info riguardo alle procedure di C&amp;Q e al facility management, arrivando addirittura alle procedure di smantellamento, chiudendo così l’intero ciclo di vita di un manufatto edilizio.<br />
Un altro esempio potrebbe essere quello di integrare documenti quali lista sistemi, lista apparecchiature e lista consumi all’interno di tale contenitore, così da aggiornare, verificare ed estrarre informazioni automaticamente ad inizio di ogni nuovo progetto.<br />
Ancora si potrebbero implementare informazioni rispetto alle normative che ogni elemento deve rispettare a seconda del paese/regione in cui si trova e la successiva verifica del rispetto di tali norme.<br />
In generale quindi è, come detto in precedenza, un progetto scalabile e fluido, può abbracciare tutte quelle fasi che richiedono una progettualità di base.<br />
Infine, può essere supportato da interfacce semplificate per la lettura e scrittura di informazioni così da essere di facile accesso anche agli utenti meno esperti.</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p>Il BLUEPRINT è un investimento da parte della committenza ed è una rampa di lancio per i progettisti.<br />
Chi non vorrebbe fare il doppio delle cose in metà tempo, guadagnando il doppio e garantendo comunque la qualità del servizio fornito?<br />
Grazie al Blue Print Design un progetto realizzato in minor tempo, è un guadagno maggiore per il cliente che comincia a recuperare l’investimento prima del previsto e un guadagno per il progettista, che può avere le capacità di raccogliere più lavoro simultaneamente e ridurre le ore spese e di conseguenza i costi sostenuti dal Cliente.</p>
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		<title>Come garantire la qualità e la sicurezza dei prodotti farmaceutici</title>
		<link>https://tcfirenze.com/come-garantire-la-qualita-e-la-sicurezza-dei-prodotti-farmaceutici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edmondo Masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 07:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consultancy and Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’articolo redatto da Edmondo Masi, Senior GMP Consultant, discute l’importanza della definizione strategica per il controllo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Il concetto CCS – Contamination Control Strategy (Strategia per il controllo della contaminazione)  viene  definito nel glossario dell’Annex 1 (non presente nella precedente versione) come:</p>
<p><em>“un insieme pianificato di controlli per microrganismi, endotossine/pirogeni e particelle, derivato dall’attuale comprensione del prodotto e del processo, che assicura sia le prestazioni del processo che la qualità del prodotto. I controlli possono includere parametri e attributi relativi alla sostanza attiva, agli eccipienti, ai materiali e ai componenti del prodotto farmaceutico, alle condizioni operative dell’impianto e dell’apparecchiatura, ai controlli in corso di lavorazione (In Process Controls), alle specifiche del prodotto finito e ai relativi metodi e frequenze di monitoraggio e controllo</em>.”</p>
<p>Il concetto di CCS – Contamination Control Strategy pervade tutto il documento Annex 1 (a volte in modo specifico, altre in modo trasversale) e ne è un principio fondamentale. Viene citato più volte ed indica esempi ed argomenti che vi devono esser trattati. Può essere un unico documento (abbastanza corpulento) o un insieme di documenti, procedure, valutazioni, razionali e/o rimandi ad essi: potremmo chiamarlo dossier CCS – Contamination Control Strategy.</p>
<p>È quindi una strategia che deve essere implementata in tutta la struttura produttiva, per definire tutti i punti critici di controllo e per valutare l’efficacia degli stessi e delle misure di monitoraggio impiegate per gestire i rischi per la qualità e la sicurezza dei medicinali.</p>
<p>I controlli implementati (o da implementare) dipenderanno quindi non solo dalla progettazione (Quality by Design), ma anche da step procedurali, soluzioni tecniche ed organizzative.</p>
<p>Per comporre il dossier CCS – Contamination Control Strategy, occorre conoscere il prodotto (averne competenze), il processo per ottenerlo e quelli che sono i rischi di contaminazione correlati alla manifattura (in modo da prevenirla/evitarla). A tutti gli effetti, il set documentale CCS è essenziale per le aziende per dimostrare la conoscenza ed il controllo dei propri processi (è di supporto all’intero processo produttivo). Descrive in dettaglio come un sito conosce, controlla e sta riducendo al minimo i rischi per la qualità del/i prodotto/i. È una visione a tutto tondo che consente di implementare i controlli che garantiscono la qualità del prodotto ma soprattutto la sicurezza per il paziente.</p>
<p>Tutti gli esperti del processo (SME, Quality Assurance, Quality Control, Sterility Assurance, Production Operations, Progettisti, Logistics, Packaging, ecc.) devono analizzare, comprendere e valutare tutte le possibili fonti di contaminazione microbiologica, particellare, chimica che il prodotto può incontrare durante il suo percorso.</p>
<p>Partendo dalle materie prime e relativi fornitori, agli impianti in cui si manifattura, ogni macchina di processo e relative fasi di lavoro, analisi delle operazioni ed interventi – sia da parte delle macchine automatizzate che quelle manuali – al confezionamento e shipment ecc. Occorre dunque interdisciplinarità ed integrazione tra le parti aziendali per intercettare potenziali fonti di contaminazione (microbiologica/particellare/pirogeni).</p>
<p>Il dossier CCS è considerato un living document (da revisionare/aggiornare per tutto il ciclo di vita del prodotto/processo). Ogni change dei sistemi coinvolti nel processo presuppone una riverifica della validità della CCS – La revisione periodica potrebbe essere annuale (anche se Annex 1 non lo specifica).</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row incolonnato row-container" id="row-unique-1"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2>Gli elementi minimi da considerare per strutturare il dossier CCS – Contaiment Control Strategy</h2>
<p>
</div><div class="vc_row style-color-uydo-bg row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Punti minimi da trattare in un dossier di CCS</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Relazioni e interrelazioni all’interno dell’Annex 1</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Progettazione dell&#8217;impianto e dei processi</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Parte del dossier CCS sarà la documentazione del progetto e/o dei changes relazionati allo stesso per quanto riguarda:</p>
<p>&#8211; Facility, reparti specifici, processo, scelta di layouts e classificazioni ambientali, cross-contamination controls, bio-contamination controls, processi di sanitizzazione, controlli di automazione e/o procedurali pensati ed implementati in fase progettuale ma anche i razionali che hanno portato a quella scelta progettuale per controllare e mitigare i rischi di contaminazione (insieme ai metodi di monitoraggio di questi controlli).</p>
<p>Laddove esiste un alto rischio di contaminazione, il dossier deve aver valutato opportuni layout (ad esempio separazione IN e OUT per ambienti produttivi) e l’introduzione di metodi di controllo per i materiali in ingresso in zone produttive (ad esempio check list di materiali che possono entrare, loro pulizia/disinfezione e piano di monitoraggio ambientale – viable e non viable, T ed UR, pressioni) – Punto 4.12</p>
<p>Gli Air flow visualization studies &#8211; che sono parte integrante del progetto, e, a seguire, durante C&amp;Q, gli air flow pattern test) hanno un ruolo fondamentale per dimostrare che le zone critiche sono protette dal flusso UDAF.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row style-color-gyho-bg vc_custom_1707378000139 border-color-wayh-color row-internal row-container" style="border-top-width: 2px ;border-bottom-width: 2px ;"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Locali e attrezzature (Facilities and Equipment)</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>I documenti componenti il CCS dovranno avere almeno queste informazioni:</p>
<p>&#8211; Set points pressori delle cleanrooms, necessità di monitoraggio continuo e allarme se ritenuti critici (valutazione e giustificazione dei ritardi assegnati – quindi, ad esempio, associati ad uno studio in qualifica legato alle operazioni da fare, clean up period, etc.) &#8211; Punto 4.16</p>
<p>&#8211; Frequenza di cambio dei guanti in RABS e Isolatori &#8211; Punto 4.21</p>
<p>&#8211; Analisi e valutazione per utilizzo di RABS e Isolatori nel flusso del processo &#8211; Punto 4.3. I RABS e/o gli isolatori sono utili per ridurre al minimo la contaminazione microbica associata agli interventi umani diretti nella zona critica (se possibile andrebbero eliminati dal processo). Altrimenti è necessario analizzarne il rischio e tenerli sotto controllo (possibili azioni di riduzione del rischio).</p>
<p>&#8211; Analisi e valutazione per utilizzare robotica ed automazione dei processi, al fine sempre di eliminare/ridurre gli interventi dell’uomo per operazioni critiche (ad esempio carico/scarico liofilizzatore, SIP).</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Personale</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Il personale (a tutti i livelli) deve essere esperto e qualificato – concetto ribadito più volte all’interno dell’Annex1.</p>
<p>Il training deve essere continuo, registrato e monitorato.</p>
<p>In generale: istruire ed addestrare il personale per:</p>
<p>&#8211; Igiene</p>
<p>&#8211; Elementi base della microbiologia e delle fonti di contaminazione</p>
<p>&#8211; Come prevenire la contaminazione durante le operazioni di processo (comportamenti e tecniche asettiche)</p>
<p>&#8211; Vestizioni (da confermare almeno una volta l’anno, e per sterili accompagnata da valutazione visiva e microbiologica)</p>
<p>&#8211; Comprensione dei flussi personale e materiali</p>
<p>&#8211; Comprensione del processo di cui sono parte attiva ed integrante</p>
<p>Inoltre, nel dossier CCS deve essere specificato il numero di persone che possono operare in cleanroom: deve essere sufficiente per gestire il processo, ma deve essere stabilito il numero massimo per non compromettere sterilità (numero da determinare in qualifica iniziale e APS – quindi in base anche ai test di classificazione “In Operation, sia viable che non viable, tempo di clean up, ed altri parametri ritenuti importanti per contenere la contaminazione)</p>
<p>Le SOP devono specificare il numero massimo di persone.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row style-color-gyho-bg vc_custom_1707378000139 border-color-wayh-color row-internal row-container" style="border-top-width: 2px ;border-bottom-width: 2px ;"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Utilities</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Il CCS dovrebbe indicare:</p>
<p>&#8211; Se è necessario misurare la velocità dell’aria in classi B, C e D (e quindi non solo la portata immessa) &#8211; Punto 4.32 – tra l’altro Annex 1 indica che il test di velocità (per flussi non unidirezionali) potrebbe essere sostituito dal test di recovery.</p>
<p>&#8211; Sulla base di RA e razionale, quali controlli fare sulle Utilities che hanno impatto sulla qualità del prodotto, e i relativi piani di campionamento, con limiti di alert e allarme. Andrebbe valutato anche l’impatto che i controlli hanno sulla stessa utility &#8211; Punto 6.1 e 6.13</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Controlli sulle materie prime, compresi i controlli in process (IPC).</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Non solo tutte le materie prime che concorrono al processo ed i materiali per i laboratori (punto 10.2) devono essere controllati ed identificati, ma anche gli indumenti per il personale. Devono essere qualificati e controllati per qualità dei materiali, efficienza ritenzione particelle, processi di lavaggio, numero massimo di ri-lavaggi e sterilizzazione, packaging.</p>
<p>Per i materiali dei guanti si richiede espressamente resistenza chimica e meccanica.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row style-color-gyho-bg vc_custom_1707378000139 border-color-wayh-color row-internal row-container" style="border-top-width: 2px ;border-bottom-width: 2px ;"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Contenitori (Containers) e chiusure (Closures) dei prodotti</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Tutti i contenitori di vetro, i BFS e quelli aventi capacità minore di 100 mL chiusi per fusione devono essere verificati per integrità al 100% con un metodo validato (CCI validation).</p>
<p>Per quelli con volume più grande (maggiore di 100 mL), chiusi sempre per fusione, è consentito un test di integrità su campionamento ridotto se è stato dimostrato scientificamente che in tal modo si ha un alto livello di controllo del processo ed i dati di test dimostrano la consistenza rispetto al processo stesso.</p>
<p>Nota: l&#8217;ispezione visiva non è da considerarsi un test accettabile di integrità</p>
<p>Per quanto possibile vanno correlati/validati i test in process (IPC) con CCI.</p>
<p>La validazione del CCI deve prendere in considerazione anche le variazioni (pressione, decompressione, temperatura) che il contenitore-prodotto subisce durante il trasporto.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Approvazione dei fornitori – (ad esempio di componenti fondamentali, per la sterilizzazione di componenti e sistemi monouso – SUS &#8211; e per servizi critici).</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>La valutazione dei fornitori di sistemi monouso &#8211; compresa la loro sterilizzazione &#8211; è fondamentale per la selezione e l&#8217;utilizzo di questi sistemi.</p>
<p>Per i SUS sterili, la verifica della garanzia di sterilità deve essere eseguita come parte della qualifica del fornitore.</p>
<p>I rischi specifici associati ai SUS (e quindi ai loro fornitori) devono essere valutati nel CCS &#8211; Punto 8.132.</p>
<p>Ad esempio occorre valutare:</p>
<p>­- L&#8217;interazione tra il prodotto e le superfici a contatto del prodotto nelle condizioni reali di processo (ad esempio, sostanze rilasciabili ed estraibili &#8211; leachables and extractables), e l&#8217;eventuale impatto sulla qualità del prodotto, soprattutto se il sistema è realizzato con materiali a base di polimeri.</p>
<p>­- La natura fragile del sistema rispetto ai sistemi fissi riutilizzabili</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row style-color-gyho-bg vc_custom_1707378000139 border-color-wayh-color row-internal row-container" style="border-top-width: 2px ;border-bottom-width: 2px ;"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Gestione delle attività esternalizzate e disponibilità/trasferimento di informazioni critiche tra le parti, ad esempio servizi di sterilizzazione a contratto.</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>Qualifica dei fornitori e dei loro processi.</p>
<p>Ad esempio, qualsiasi ricorso a test esterni o a test di fornitori di terreni di coltura deve essere giustificato e, in questo caso, devono essere prese in considerazione in modo approfondito anche le condizioni di trasporto e di spedizione.</p>
<p>Agreement di riservatezza.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Gestione del rischio di processo</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>&#8211; Il CCS deve identificare se ci sono particolari rischi durante il riempimento di prodotti da sterilizzare terminalmente (riempimento lento, contenitori a collo largo, tempo abbastanza lungo &#8211; più di pochi secondi &#8211; tra riempimento e chiusura vial): in questo caso il riempimento deve essere eseguito in Class A con un background di almeno grado C &#8211; Punto 8.4</p>
<p>&#8211; Il CCS deve definire chiaramente i criteri di accettazione dei controlli associati ai rischi del processo asettico, i requisiti per il monitoraggio e la revisione della loro efficacia. I rischi residui accettati, devono essere formalmente documentati. Il CCS deve indicare le precauzioni adottate per ridurre al minimo la contaminazione microbica, da endotossine/pirogeni e da particelle, durante la preparazione dell&#8217;ambiente asettico, durante tutte le fasi di lavorazione (comprese le fasi precedenti e successive alla sterilizzazione del prodotto sfuso) e fino a quando il prodotto viene sigillato nel suo contenitore finale. La presenza di materiali suscettibili di generare particelle e fibre deve essere ridotta al minimo &#8211; Punti 8.7 e 8.8</p>
<p>&#8211; Nel CCS dovrebbe essere prescritto o meno l’utilizzo di un filtro sterile, sterilizzante, il più possibile vicino al riempimento (per i prodotti non sterilizzabili terminalmente nel loro contenitore finale) &#8211; Punto 8.80</p>
<p>&#8211; FFS e BFS (Form-Fill-Seal, Blow-Fill-Seal): Il CCS deve definire la frequenza di campionamento per i test da fare, i livelli di bioburden e (ove applicabile) endotossine/pirogeni, per i films di confezionamento e componenti associati</p>
<p>&#8211; La frequenza di sterilizzazione, per i liofilizzatori caricati e scaricati da sistemi automatici o protetti da sistemi di barriera chiusi, deve essere giustificata e documentata nel CCS &#8211; Punto 8.123</p>
<p>&#8211; Devono essere adottate misure adeguate per garantire l&#8217;integrità e la sterilità dei componenti utilizzati nelle connessioni asettiche dei sistemi chiusi (Closed Systems). I mezzi per raggiungere questo obiettivo devono essere determinati e inseriti nel CCS. Si devono prendere in considerazione test appropriati di integrità del sistema. La valutazione del fornitore deve includere la raccolta dei dati relativi alle potenziali modalità di guasto che possono portare a una perdita di sterilità del sistema &#8211; Punto 8.129</p>
<p>&#8211; Occorre valutare tutti i possibili holding times e sfidarli con qualifiche dedicate.</p>
<p>&#8211; Deve esserci una lista con interventi permessi e qualificati in asepsi (sia legati alla produzione in sè per sé, che ad operazioni correttive).</p>
<p>&#8211; Durante APS si devono ri-eseguire tutti.</p>
<p>&#8211; Gli interventi non-qualificati dovrebbero essere pre-valutati ed utilizzati solo in casi eccezionali: devono essere approvati dal QA e valutati/considerati anche in fase di batch disposition.</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row style-color-gyho-bg vc_custom_1707378000139 border-color-wayh-color row-internal row-container" style="border-top-width: 2px ;border-bottom-width: 2px ;"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3>Convalida del processo, e dei processi di sterilizzazione</h3>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_child col-lg-6 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>&#8211; Per ogni processo di sterilizzazione devono essere validati i carichi (soggetti poi a validazione periodica). Anche i carichi minimi e massimi devono far parte della strategia di validazione dei carichi. I cicli di sterilizzazione sui carichi considerati worst case, sono da ri-validare almeno annualmente. La conferma di validazione sugli altri tipi di carichi è da valutare/giustificare nel CCS &#8211; Punto 8.39.</p>
<p>&#8211; Per i diversi processi e/o tipi di sterilizzazione, Annex 1 indica i requisiti minimi da validare.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>In conclusione occorre avere un set documentale che dimostri la conoscenza approfondita dei propri processi e che dichiari, per ogni aspetto degli stessi, la strategia di controllo applicata.</p>
<p>E quindi, dovrà contenere almeno i seguenti:</p>
<ul>
<li>Design requirements</li>
<li>Design documentation</li>
<li>Razionali a supporto delle scelte progettuali</li>
<li>Validation master plans con razionali a supporto dei test scelti e dei criteri di accettazione</li>
<li>Documentazione che illustri i processi (Process flow diagrams, layouts, ecc.) ed i controlli implementati progettualmente.</li>
<li>Analisi dei processi ed individuazione dei punti a rischio per la contaminazione.</li>
<li>Analisi di criticità per impianti, componenti, allarmi ed azioni associate</li>
<li>Programmi di gestione manutenzione e ritorno in servizio</li>
<li>Convalide periodiche</li>
<li>Pratiche di cleaning/sanitizzazione/sterilizzazione</li>
<li>Piani di campionamento utilities con razionali di scelta, strategia di controllo</li>
<li>Training del personale</li>
<li>Gestione e qualifica dei vendor e dei materiali</li>
<li>Qualifica dei sistemi di chiusura (CCI validation)</li>
</ul>
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</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div>
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